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L’andamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in Italia

L’andamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in Italia

Lug 23, 2018

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nella quale si declinano gli obiettivi globali per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta ed assicurare prosperità a tutti entro il 2030: i Sustainable Development Goals (SDGs). L’Agenda 2030 è costituita da 17 obiettivi e 169 sotto-obiettivi che fanno riferimento a diversi domini dello sviluppo relativi a tematiche di ordine ambientale, sociale, economico ed istituzionale, delineando un piano d’azione globale per i prossimi 15 anni. Nel  2017 la Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha adottato una lista di oltre 200 indicatori che ha poi visto degli aggiornamenti con delibere successive.

Dopo aver preso parte a molti dei tavoli internazionali dove si è andata costituendo l’Agenda 2030, l’Istat, come gli altri istituti nazionali di statistica, è quindi chiamato dalle Nazioni Unite a costruire l’informazione statistica necessaria al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese e a contribuire alla realizzazione di questo grande progetto globale. L’Istat presenta, in questo primo Rapporto annuale, un aggiornamento ed un ampliamento degli indicatori già diffusi insieme ad un’analisi del loro andamento tendenziale, fornendo un quadro informativo per il monitoraggio dei progressi verso il modello di sviluppo sostenibile stabilito dalla comunità globale.

La performance italiana rispetto agli SDGs

In Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30%, con una tendenza all’aumento. La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione; la grave deprivazione materiale il 12,1% e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8%. La situazione appare in peggioramento e le disparità regionali sono molto ampie. Nel 2017 si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta.

 

In Italia, un bambino su tre (6-10 anni) è sovrappeso, ma la tendenza è al miglioramento. Migliorano produttività e redditività delle piccole aziende agricole. Aumenta la superficie agricola investita in coltivazioni biologiche. Diminuiscono le emissioni di ammoniaca da parte del settore agricolo, in linea con gli obiettivi stabiliti dalle Direttive europee. L’Italia ha da tempo raggiunto l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite per la mortalità neonatale e per la mortalità sotto i 5 anni, collocandosi tra i Paesi con la più bassa mortalità infantile. Il tasso standardizzato di mortalità tra 30-69 anni per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche è in costante diminuzione dal 2004. Tra il 2004 e il 2016 il numero di morti in incidente stradale si è quasi dimezzato. Frena il calo di lungo periodo, particolarmente deciso a partire dal 2009, della quota standardizzata di fumatori tra le persone con più di 14 anni.

Gli ultimi dieci anni hanno portato un diffuso avanzamento sul fronte dell’istruzione inclusiva. Il tasso di abbandono precoce è sceso, nel 2016, al 13,8%, rimanendo sostanzialmente stabile nel 2017 (14%). Il 26% dei 30-34enni ha completato l’istruzione terziaria, con ampie differenze territoriali e di genere. Aumenta la partecipazione degli adulti alle attività di istruzione e formazione. Diminuisce la violenza contro le donne, ma ne aumenta la gravità e rimane stabile la violenza estrema. Il divario di genere è ampio, pur se in diminuzione nel lavoro domestico e di cura non retribuiti. Riguardo alle donne nei luoghi decisionali, economici e politici, emergono segnali positivi, ma la presenza resta bassa. Per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva delle donne e i diritti riproduttivi, è in continuo calo il tasso di abortività volontaria.

L’Italia ha il maggiore prelievo di acqua per uso potabile pro capite tra i Paesi dell’Unione europea: 156 metri cubi per abitante. L’indicatore relativo all’’efficienza della rete di distribuzione è in peggioramento. Il 10,1% delle famiglie italiane lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni, in aumento nel 2017. Sono in esercizio 17.897 impianti di depurazione delle acque reflue urbane, il 44,2% dei quali sono impianti di tipo secondario o avanzato che tratta-no il 59,6% dei carichi inquinanti potenziali generati sul territorio. Il contributo delle fonti rinnovabili è cresciuto rapidamente, ma c’è una recente inversione di tendenza. È diminuita l’intensità energetica. È stabile la soddisfazione delle famiglie per il servizio elettrico. Cresce la quota di popolazione che non riesce a riscaldare l’abitazione.

L’evoluzione del Pil reale pro capite mostra un miglioramento negli ultimi anni. L’occupazione è in crescita negli ultimi quattro anni, ma nel 2017 il tasso di disoccupazione permane ancora su livelli notevolmente più elevati rispetto al periodo pre-crisi. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro è quasi doppio rispetto al livello Ue. La quota di NEET, sebbene in lieve calo a partire dal 2015, risulta in crescita nel lungo periodo. Il tasso di infortuni e inabilità permanente è in miglioramento nel tempo; i differenziali regionali sono però elevati. Nel 2016 la spesa pubblica per occupazione e protezione sociale dei disoccupati risulta in crescita. L’incidenza di imprese che introducono innovazioni tecnologiche è diminuita nel triennio 2012-14. Le dotazioni di personale della R&S sono in aumento, ma con forti divari regionali e rispetto all’Unione Europea. Il numero di lavoratori della conoscenza per 100 occupati è in aumento.

Fino al 2007, la crescita in Italia dei redditi della popolazione a più basso reddito è stata più elevata di quella dei redditi complessivi. Dal 2008, a causa della crisi economica, le flessioni osservate sono state più ampie per i redditi relativamente più bassi, mentre la fase di ripresa non ha comportato una riduzione delle disuguaglianze economiche. Nel 2016 l’Italia, con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione, si pone al di sotto della media europea.

La spesa pubblica pro capite per la protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici è diminuita in dieci anni. Il consumo di materia è in netto calo negli ultimi quindici anni, con una inversione di tendenza nell’ultimo periodo. Tra il 2010 e il 2016 la percentuale di riciclo dei rifiuti è aumentata di 10 punti percentuali. L’Italia si colloca però ancora al di sotto del target europeo al 2020. La quota di rifiuti oggetto di raccolta differenziata è più che raddoppiata rispetto al 2004, pur restando al di sotto degli obiettivi previsti dalla normativa nazionale. L’impatto del turismo sui rifiuti mostra una rilevante variabilità a livello territoriale. Nel periodo  1995-2015 le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite di quasi 20 punti percentuali; la riduzione si è verificata a partire dal 2004, rafforzata successivamente anche dai minori consumi con-seguenti alla crisi economica.

In Italia, la superficie delle aree marine protette è pari complessivamente a 3.020,5 chilometri quadrati. I tre quarti delle aree protette si trovano in Sardegna, Sicilia e Toscana. La percentuale di coste balneabili sul totale della linea litoranea è pari al 67,2%. Le variazioni nel corso degli anni sia della estensione delle aree marine protette, sia della percentuale di costa balneabile sono molto lievi. Il 31,6% del territorio nazionale è coperto da boschi, la cui estensione è aumentata di oltre il 20% dal 1990 al 2015. Il sistema delle aree naturali protette ha raggiunto la copertura di circa l’80% delle aree chiave per la biodiversità e il 21,8% dell’intero  territorio nazionale.

Si riduce il tasso di omicidi di uomini nel corso degli anni. Nel caso delle donne il tasso rimane stabile. La quota di popolazione vittima di aggressioni o rapine consumate è pari all’1,4%. Il 4,1% delle donne e lo 0,7% degli uomini in età compresa tra i 18 e i 29 anni sono stati vittime di violenze di tipo sessuale, prima dei 18 anni. Il 7,9% delle famiglie è rimasto coinvolto in almeno un caso di corruzione nel corso della vita. Diminuisce nel corso degli anni la quota di detenuti nelle carceri italiane in attesa di primo giudizio.

 

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