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L’uso della lingua italiana e del dialetto – Istat

L’uso della lingua italiana e del dialetto – Istat

gen 8, 2018

Lo scorso 27 dicembre l’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato un report, con dati riferiti al 2015, sull’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere in Italia.

Italiano e dialetto

Dalla ricerca condotta dall’ISTAT si ricava che nel 2015 le persone che parlano prevalentemente italiano in famiglia rappresentano il 45,9% della popolazione di 6 anni e più (si tratta di circa 26 milioni e 300 mila individui), soltanto il 14,1% della popolazione parla prevalentemente dialetto in famiglia. La scelta dell’italiano come lingua prevalente invece, è più frequente nelle relazioni con gli amici e nelle interazioni con gli estranei. Nei tre contesti relazionali considerati è diffuso anche l’uso misto di italiano e dialetto. Nel contesto lavorativo invece, la stragrande maggioranza (77,5%) delle persone fa un uso esclusivo dell’italiano.

L’uso esclusivo del dialetto continua a diminuire: la quota di chi parla prevalentemente il dialetto in famiglia si era già dimezzata tra il 1988 e il 2006 (passando dal 32% al 16%) e nel 2015 cala ancora, sebbene a ritmi più contenuti, attestandosi al 14%. È interessante notare che l’uso esclusivo del dialetto cresce con l’età, passando dal 6,7% dei bambini e ragazzi fino a 24 anni di età che parlano per lo più dialetto in famiglia, al 26,9% delle persone di 65 anni o più. Specularmente, l’uso prevalente dell’italiano diminuisce all’aumentare dell’età in tutti i contesti relazionali: in famiglia varia dal 58,5% delle persone di 6-24 anni al 34,2% delle persone di 65 anni e più. L’uso del dialetto è un’abitudine che risente delle consuetudini dell’ambito familiare: se entrambi i genitori sono soliti parlare il dialetto, bambini e giovani tra i 6 e i 24 anni tendono a fare altrettanto mentre solo nel 20% dei casi parlano prevalentemente italiano.

Le donne tendono ad esprimersi più spesso soltanto o prevalentemente in italiano, sia in famiglia che con gli amici. Questa differenza tra uomini e donne è maggiore tra i giovani fino a 34 anni, diminuisce tra i più adulti per poi annullarsi tra gli anziani.

La scelta della lingua è fortemente legata al livello di istruzione. Tra le persone di 25 anni e più l’uso prevalente del dialetto in famiglia e con gli amici riguarda maggiormente coloro che hanno un titolo di studio basso, anche a parità d’età. Il 24,8% di coloro che possiedono la licenza media (o titoli inferiori) usa quasi esclusivamente il dialetto in famiglia e il 33,7% con gli amici.

Dal punto di vista territoriale, l’uso prevalente o esclusivo dell’italiano è più diffuso nel Nord-ovest e al Centro per tutti i contesti relazionali. In particolare, in famiglia parla prevalentemente l’italiano il 61,3% delle persone residenti al Nord-ovest e il 60% dei residenti al Centro, contro il 27,3% delle persone che vivono al Sud. Il ricorso al dialetto nei diversi contesti relazionali e soprattutto in famiglia resta una specificità di alcune regioni. Al Sud oltre il 68% delle persone di 6 anni e più utilizza il dialetto in famiglia, contro il 31% circa del Nord-ovest. Le regioni dove questa tendenza è più diffusa sono la Campania (75,2%), la Basilicata (69,4%), la Sicilia (68,8%) e la Calabria (68,6%).

Lingue straniere

L’italiano resta la lingua madre più diffusa (parlata dal 90,4% della popolazione) anche se, rispetto al 2006, aumenta la quota di quanti dichiarano una lingua madre diversa (si passa dal 4,1% al 9,6%. Le più parlate sono il rumeno, l’arabo, l’albanese, lo spagnolo e il cinese.

La presenza di persone con lingua madre diversa dall’italiano è maggiore nella popolazione compresa tra i 25 e i 44 anni, raggiungendo il picco tra le persone di 25-34 anni (16,9%). Le aree del paese più interessate dalla presenza di persone di lingua madre straniera sono il Nord-est (15,2%) e il Nord-ovest (11,5%).

La conoscenza di almeno una lingua straniera è molto comune tra i giovanissimi e i giovani adulti fino a 34 anni, tra i quali arriva all’80% circa; tra le persone di 65 anni e più soltanto il 26,5% parla almeno una lingua straniera, quota in crescita rispetto al 2006.

Il titolo di studio ha un’influenza rilevante nella conoscenza delle lingue straniere tale da annullare in parte le differenze generazionali. Tra le persone di 25-44 anni laureate il 96,1% ne conosce almeno una, rispetto all’85,1% dei diplomati e al 55,7% delle persone con licenza media. Il 48,1% della popolazione di 6 anni e più conosce l’inglese, il 29,5% il francese e l’11,1% lo spagnolo. La conoscenza dell’inglese aumenta in tutte le fasce d’età ad eccezione di quella dei bambini e giovani tra 6 e 24 anni, tra i quali rimane sostanzialmente stabile. Gli aumenti maggiori si registrano tra i 55-64enni.

Il livello di conoscenza delle lingue straniere continua ad essere abbastanza modesto, anche se in miglioramento rispetto al passato. Considerando l’inglese (la lingua straniera più parlata), la quota di persone che ha una conoscenza ottima è residuale (7,2%) mentre più alta quella di chi dichiara un livello di conoscenza buono (27%) o appena sufficiente (28,1%). La conoscenza dell’inglese non è uniforme sul territorio nazionale: è più spesso buona o ottima tra i residenti del Nord e del Centro, mentre al Sud e nelle Isole si scende rispettivamente al 28 e al 27%. Le regioni dove sono più alte le percentuali di scarsa conoscenza sono le Marche (34,8%), la Sardegna (32,9%), la Campania (32,5%), la Sicilia (32,4%), e la Calabria (32,3%).

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