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Rapporto BES: il Benessere Equo e Sostenibile

Rapporto BES: il Benessere Equo e Sostenibile

gen 8, 2018

L’Istat ha recentemente presentato la quinta edizione del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Il Rapporto offre una lettura del benessere nelle sue diverse dimensioni, abbracciando un orizzonte ampio che non si limita alla mera dimensione economica. Gli indicatori del Bes, in tutto 129, sono articolati in 12 domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività (prima denominato Ricerca e innovazione); Qualità dei servizi.

Il 2016 è stato l’anno della definitiva uscita del Paese dalla prolungata e profonda crisi economica che ha caratterizzato gli ultimi hanno, la quale ha inciso sulla struttura produttiva italiana, sui comportamenti individuali e sulle politiche pubbliche. Il miglioramento, registrato in molti ambiti del contesto socio-economico, ha avuto ampie ripercussioni sui diversi aspetti del benessere nel nostro Paese. Tuttavia la sua diffusione non ha interessato in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione e tutti i territori. Miglioramenti più o meno intensi si osservano per tutte le dimensioni del benessere monitorate: dall’istruzione all’occupazione, dalle condizioni economiche alla sicurezza. Le uniche eccezioni sono rappresentate dalla qualità delle relazioni sociali che continua a deteriorarsi, e l’innovazione, la ricerca e la creatività che segnano una battuta d’arresto dopo un periodo di crescita.

L’evoluzione positiva del benessere nel periodo recente è sostenuta da tre elementi: 1) il proseguimento del trend di crescita in alcuni domini, quali ad esempio Istruzione e formazione, caratterizzati dal costante miglioramento di alcuni indicatori come la quota di laureati; 2) il progresso degli indicatori più legati alle dinamiche del ciclo economico, come il tasso di occupazione o il reddito disponibile; 3) il ritorno di segnali positivi, dopo alcuni anni, per alcuni aspetti importanti del benessere, come la qualità del lavoro e la soddisfazione per la vita.

Nel triennio 2014-2016 i domini Istruzione e formazione, Occupazione; Politica e istituzioni; Sicurezza (omicidi e reati predatori) mostrano un costante miglioramento. Per quanto riguarda i domini in recupero, nel 2016 l’indice composito del Paesaggio e patrimonio culturale e quello relativo alla Qualità del lavoro sono entrambi in miglioramento dopo l’andamento negativo degli anni precedenti. Un peggioramento si registra per tre domini: Relazioni sociali, Qualità dei servizi e Reddito e disuguaglianze. Per quest’ultimo, nonostante la significativa crescita del reddito disponibile delle famiglie e del loro potere d’acquisto, l’indicatore composito peggiora a causa dell’aumento delle diseguaglianze. A livello territoriale si conferma anche nell’ultimo anno la presenza di divari strutturali tra Nord e Mezzogiorno, con il Centro più vicino al primo che al secondo in molte dimensioni.

Salute

Considerando il dominio Salute, nel 2016 la speranza di vita alla nascita in Italia, pari a 82,8 anni, recupera completamente la flessione del 2015 e aumenta di oltre un anno dal 2010 (+1,3 per gli uomini, +0,7 per le donne). L’Italia è tra i paesi più longevi in Europa, preceduta solo dalla Spagna. La mortalità infantile, che sintetizza la capacità del sistema sanitario di tutelare la salute materna e dei neonati, scende già nel 2014 al di sotto di 3 per 1.000 nati vivi. Anche la mortalità per i tumori maligni – principale causa di morte fra gli adulti – si riduce ulteriormente in corrispondenza dei progressi medici in questo campo (9 per 10mila residenti). Si mantiene stabile nel 2016 la mortalità per incidenti stradali dei giovani tra 15 e 34 anni. Gli indicatori sugli stili di vita nel 2016 segnalano limitati miglioramenti sul fronte dell’alimentazione: aumenta il consumo di frutta e verdura (il 19,8% della popolazione ne consuma almeno 4 porzioni al giorno). Allo stesso tempo diminuisce la quota di popolazione sedentaria (39,4%). Tuttavia, si stima che il 25% dei bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni è obeso o in sovrappeso (dato medio 2015-2016), quota che sale al 35% se entrambi i genitori presentano eccesso di peso.

Istruzione e formazione

Nel 2016 migliora la partecipazione ai processi formativi (formali e non formali) che riduce, almeno in parte, il divario accumulato nei decenni precedenti nei confronti degli altri paesi europei. Diminuisce anche nel 2016 la quota di giovani (18-24 anni) che escono dai percorsi di istruzione e formazione senza una qualifica o un diploma (13,8%), in costante calo da 8 anni. Aumentano invece i giovani tra i 30 e i 34 anni che hanno concluso percorsi universitari o di pari livello (oltre il 26%) ma l’Italia rimane lontana dalla media Ue. Gli incentivi alle attività di formazione connesse alla digitalizzazione previste nel “Piano nazionale per l’industria 4.0” potranno portare ulteriori incrementi nei prossimi anni, avvicinando l’Italia alla media Ue.

Gli studenti nati all’estero incontrano maggiori difficoltà nel percorso formativo: i giovani immigrati che abbandonano precocemente gli studi sono il 30% (contro l’11,8% dei nativi italiani) e i laureati sono il 13,4% rispetto al 29,5% dei 30-34enni nati in Italia. Dal punto di vista delle competenze, i risultati della valutazione realizzata dall’Ocse mostrano che nel 2015 i quindicenni italiani sono al di sotto della media dei paesi partecipanti nella comprensione dei testi mentre in ambito matematico, per la prima volta, il punteggio degli studenti italiani equivale a quello medio Ocse. A livello territoriale, nelle competenze alfabetiche la distanza tra Nord e Mezzogiorno è di quasi 17 punti (media Italia=200 punti) e nelle abilità numeriche è di 27 punti.

Lavoro e conciliazione dei tempi di vita

Prosegue anche nel 2016 il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro italiano sia riguardo al tasso di occupazione (61,6%) sia per la mancata partecipazione (21,6%) ma la distanza con la media europea non si riduce. Alcuni indicatori di qualità del lavoro evidenziano un miglioramento, soprattutto con riferimento all’incidenza dei lavoratori con bassa paga (-0,3 punti percentuali), alla permanenza in lavori instabili (+2,9 punti di occupati in lavori stabili) e ad aspetti soggettivi, legati all’insicurezza per il proprio posto di lavoro (-1,2 punti percentuali nella quota di occupati che temono di perdere il lavoro o di non poterne facilmente trovare uno simile. Andamenti diversificati si registrano nell’evoluzione delle differenze di genere: il gap tra uomini e donne si riduce per quanto riguarda la permanenza in lavori instabili e la bassa retribuzione mentre si amplia per la quota di occupati sovraistruiti. Costante, ma in ulteriore divaricazione rispetto alla media Ue, la quota di occupati in part-time involontario, che si colloca poco al di sotto del 12% e rimane particolarmente elevata tra le donne (19,1% contro 6,5% per gli uomini).

Benessere economico

Continua ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie consumatrici (+1,6% nel 2016 rispetto all’anno precedente); in termini pro capite, il reddito medio disponibile è pari a 18.191 euro. Tuttavia risulta aumentata la disuguaglianza: il rapporto tra il reddito posseduto nel 2015 dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è salito a 6,3 dal 5,8 registrato nel 2014. Resta alto il numero di persone in condizione di forte disagio: nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta, più che raddoppiata durante la crisi, si è mantenuta su valori elevati (7,9%) ed è ulteriormente aumentata tra i minori (12,5%, corrispondente a 1 milione 292mila) mentre gli anziani si confermano il gruppo meno fragile (3,8%). L’incidenza di povertà assoluta raggiunge il valore massimo tra gli stranieri.

Relazioni sociali

Il 2016 restituisce l’immagine di un tessuto sociale che presenta criticità: scende la soddisfazione per le relazioni familiari (dal 34,6% al 33,2%) e per le relazioni amicali (dal 24,8% al 23,6%). La fiducia negli altri si mantiene piuttosto bassa: solo una persona su cinque ritiene che la maggior parte della gente sia degna di fiducia. Anche la partecipazione civica e politica registra una diminuzione significativa, attestandosi al 63,1% (-3,3 punti percentuali rispetto al 2015). Sono sempre meno le persone che parlano di politica (dal 41,3% al 36,7% della popolazione di 14 anni e più) o che si informano di questioni riguardanti la politica almeno una volta alla settimana (dal 62,2% al 58,2%). Il calo è generalizzato, più intenso nelle fasce di età centrali. Tra i motivi per cui non ci si informa prevale la mancanza di interesse (nel 61,8% dei casi) seguita dalla sfiducia nei confronti della politica italiana (30,4%). A parità di altre condizioni, la partecipazione civica e politica è molto meno diffusa tra le persone con basso livello di istruzione, tra gli operai, tra le persone che non hanno l’abitudine alla lettura di quotidiani o libri, tra i residenti nel Mezzogiorno e nei comuni di dimensioni demografiche ridotte.

Politica e istituzioni

Gli indicatori che esplorano la relazione tra governance e benessere mostrano una diffusa insoddisfazione nei confronti delle istituzioni. L’affluenza al voto è costantemente diminuita nel corso degli ultimi anni e la fiducia verso il Parlamento, il sistema giudiziario e i partiti politici si mantiene scarsa, seppur in lieve miglioramento. Un elevato grado di fiducia è riscosso solamente da istituzioni con ruolo operativo e tecnico come i Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine (voto medio 7,2). Progressi si registrano per la presenza femminile nei luoghi decisionali, anche grazie a recenti interventi legislativi. L’Italia raggiunge la media europea per le quote di donne nelle assemblee parlamentari e nei consigli comunali, la supera, già nel 2014, per la percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle grandi società quotate in borsa ma rimane molto al di sotto per quanto riguarda le donne elette nelle assemblee regionali.

Sicurezza

Gli indicatori soggettivi e oggettivi che misurano l’evoluzione della sicurezza nel nostro Paese mostrano una generale tendenza al miglioramento o quantomeno alla stabilità. Nel 2016, continua a diminuire il tasso di omicidi (0,7 per 100mila abitanti), in particolare per gli uomini mentre per le donne – vittime nel 51% dei casi del partner o di un ex partner – si osserva una sostanziale stabilità. Dopo anni di crescita continua, il 2015 segna una lieve flessione dei reati predatori. Nel contesto europeo, tuttavia, l’Italia si caratterizza tuttora per una situazione problematica per quanto riguarda l’incidenza di furti in abitazione e di rapine mentre il tasso di omicidi è tra i più bassi. Sul fronte delle percezioni della popolazione emerge una situazione complessivamente positiva. Diminuisce, infatti, la preoccupazione di subire una violenza sessuale (dal 42,7% del 2009 al 28,7% del 2016) e migliora la percezione della qualità della zona in cui si vive: scende al 12,1% la quota di quanti notano segni di degrado sociale (15,6% nel 2009). Rimane sostanzialmente stabile la percezione di sicurezza, di poco superiore al 60%, con rilevanti differenze regionali: intorno all’80% a Bolzano e in Valle d’Aosta, sotto al 56% in Lombardia e Campania.

Benessere soggettivo

In Italia la soddisfazione per la propria vita mostra netti segnali di miglioramento nel 2016, con il 41% degli individui che ne dà una valutazione molto buona, contro il 35,1% del 2015. Sembra così avviarsi alla chiusura un periodo di forte insoddisfazione, che ha avuto inizio nel 2012. Diverse sono le componenti che si possono tenere in considerazione nel valutare la soddisfazione per la vita: tra queste, la percezione della propria situazione economica sembra giocare un ruolo preminente, seguita da salute e relazioni familiari. La soddisfazione non varia in misura rilevante nelle diverse fasi della vita, ad eccezione del picco che si rileva tra i giovanissimi.

Paesaggio e patrimonio culturale

Tornano a crescere la spesa pubblica per la cultura e gli investimenti nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale. Sale l’attenzione per il paesaggio nelle politiche agricole. Il peso dell’abusivismo edilizio conosce finalmente una battuta d’arresto (19,6 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, in lieve calo rispetto alle 19,9 dell’anno precedente). La pressione sul territorio diminuisce anche per la flessione dell’attività estrattiva ma negli ultimi anni aumentano gli incendi boschivi (nel 2015 hanno interessato 1,4 km2 ogni 1.000), ulteriore fattore di impatto che sollecita maggiore attenzione al governo del territorio. Sul versante degli indicatori soggettivi, nel 2016 si osservano variazioni contenute rispetto all’anno precedente: la quota di italiani insoddisfatti del paesaggio del luogo in cui vivono è pari al 21,5% (22,7% nel 2015) mentre quanti considerano il degrado del paesaggio un problema prioritario in campo ambientale sono il 15% (15,0% nel 2015).

Ambiente

L’Italia continua ad essere uno dei paesi Ue28 con il minor consumo di risorse materiali pro capite (7 tonnellate contro 13 della media Ue). Il conferimento di rifiuti in discarica, con la conseguente pressione sull’ambiente, è in leggera diminuzione: nel 2016 è stato smaltito in discarica il 24,7% dei rifiuti urbani raccolti sul territorio nazionale. Aumenta l’incidenza della raccolta differenziata (52,5% nel 2016, +5 punti percentuali rispetto al 2015) e, a un ritmo più lento, la depurazione delle acque reflue (59,6% nel 2015, 57,6% nel 2012). Migliora anche la qualità dell’aria in ambiente urbano, specie per quanto riguarda le polveri sottili: nel 2016 il 26,7% delle centraline presenti nei capoluoghi di provincia ha registrato per più di 35 giorni valori superiori al limite della media giornaliera per la concentrazione di PM10 contro il 43,6% nel 2015. Le famiglie hanno prodotto il 24% delle emissioni di inquinanti ad effetto serra mentre il restante 76% è generato dalle attività produttive.

Innovazione, ricerca e creatività

Nel 2015 si registra un miglioramento della spesa per ricerca e sviluppo (R&S) intra-muros sostenuta da imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università (+1,7% in termini nominali e +0,9% in termini reali). La spesa in R&S è stata finanziata prevalentemente dal settore privato (imprese e istituzioni non profit), che ha contribuito per più della metà di quanto complessivamente erogato (52,7%, circa 11,7 miliardi), seguita dal settore delle istituzioni pubbliche (38,0%, 8,4 miliardi) e dai finanziatori stranieri (8,3%, 1,8 miliardi). La quota di persone con istruzione universitaria occupate in professioni scientifico-tecnologiche è aumentata nel 2016 con una intensità simile a quella registrata nella media degli altri paesi europei (+1,7%). La capacità dell’Italia di favorire prospettive di occupazione altamente qualificata per i laureati italiani continua a mostrare segnali decisamente negativi, soprattutto per il Mezzogiorno. Nel 2016 circa 16mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il nostro Paese e poco più di 5mila sono rientrati, confermando il trend negativo del tasso di migratorietà dei giovani laureati registrato negli ultimi anni (-4,5 per 1.000 nel 2016; -4,2 nel 2015; -2,4 nel 2012). Le differenze territoriali confermano lo svantaggio di buona parte delle regioni del Mezzogiorno per quanto riguarda la spesa in R&S, l’occupazione in professioni culturali e creative e la mobilità dei laureati.

Qualità dei servizi

L’offerta di servizi sociali e socio-sanitari presenta una variabilità territoriale con pochi segnali di miglioramento, soprattutto nel Mezzogiorno dove l’offerta è minore. In questa ripartizione, infatti, i posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e sociosanitari nel 2014 sono pari a 3,9 per 1.000 abitanti (contro la media Italia di 6,6), la quota di bambini di 0-2 anni presi in carico dai servizi socio-educativi comunali è del 4,7% (12,6% il valore nazionale). L’evoluzione dal lato delle infrastrutture si presenta disomogenea. L’accesso ai principali servizi è in lieve peggioramento negli ultimi anni (7,4% delle famiglie dichiara di avere difficoltà a raggiungere almeno 3 servizi essenziali). Nel 2015 oltre un quarto delle famiglie potrebbe beneficiare della banda larga a 30 Mbps; l’obiettivo di garantire l’accesso a tutte le famiglie entro il 2020 sembra ancora lontano. Segnali discordanti si osservano per il trasporto pubblico: la dotazione locale espressa in termini di posti/km per abitante aumenta (+1,8% nel 2015 rispetto all’anno precedente) grazie agli incrementi nell’offerta al Nord. Restano invece piuttosto bassi i livelli di soddisfazione per il servizio: meno del 18% degli utenti esprime una valutazione tra 8 e 10 nel 2016 anche se si rileva un generale miglioramento in tutte le aree del Paese (+ 25,4%).

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