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Rapporto Istat sulla povertà in Italia

Rapporto Istat sulla povertà in Italia

Lug 6, 2018

Nel 2017 si stima che 1 milione 778mila famiglie (6,9% delle famiglie residenti) siano in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 5 milioni e 58mila individui (8,4% dell’intera popolazione). In entrambi i casi si tratta del valore più alto dal 2005. Queste le prime evidenze del Rapporto Istat sulla povertà in Italia.  

L’incidenza della povertà assoluta è calcolata sulla base di una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate caratteristiche, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile. Sono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune di residenza). 

Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 826,73 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 742,18 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 560,82 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno. 

Con riferimento alle famiglie, l’incremento rispetto al 2016 (da 6,3% a 6,9%) si deve per due decimi di punto percentuale alla crescita dei prezzi al consumo che nel 2017 è stata pari a +1,2%. Il Mezzogiorno registra un incremento significativo rispetto all’anno precedente (da 8,5% a 10,3%) confermandosi come area del Paese più svantaggiata 

 L’intensità della povertà, che rappresenta, in termini percentuali, quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà, ovvero “quanto poveri sono i poveri” è sostanzialmente stabile a 20,9% nel 2017 (20,7% l’anno precedente) con l’eccezione del Mezzogiorno dove invece si osserva una crescita (da 20,5% a 22,7%). 

 Tra gli individui in povertà assoluta si stima che le donne siano 2 milioni 472mila (incidenza pari all’8,0%), i minorenni 1 milione 208mila (12,1%), i giovani di 18-34 anni 1 milione e 112mila (10,4%, valore più elevato dal 2005) e gli anziani 611mila (4,6%). Le condizioni dei minori rimangono quindi critiche: il valore dell’incidenza, infatti, dal 2014 non è più sceso sotto il 10%; nel tempo crescono anche i valori dell’incidenza fra gli adulti tra i 35 e i 64 anni (da 2,7% del 2005 a 8,1% del 2017). I livelli di povertà assoluta si mantengono elevati per le famiglie con cinque o più componenti (17,8%), soprattutto se coppie con tre o più figli (15,4%). È più contenuta, ma in crescita rispetto all’anno precedente, l’incidenza di povertà nelle famiglie dove sono presenti anziani (4,8%) mentre arriva a 5,1% nelle famiglie con un anziano. 

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Questa relazione inversa si consolida, seppur in misura meno marcata, nel 2017: si passa infatti dal 9,6% tra le famiglie con persona di riferimento di 18-34 anni al 4,6% tra quelle con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne.  

L’istruzione continua a essere fra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà assoluta. Si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare (da 8,2% del 2016 al 10,7%); tale valore è il più alto osservato nell’intera serie storica a partire dal 2005. Le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti, pari al 3,6%. 

Nel 2017 l’incidenza di povertà assoluta si mantiene più contenuta, e al di sotto del valore medio, tra le famiglie di soli italiani (5,1%), sebbene in aumento (era 4,4% nel 2016), soprattutto nel Mezzogiorno (da 7,5% nel 2016 a 9,1% nel 2017). Si attesta invece su valori molto elevati tra le famiglie con componenti stranieri: 29,2% in quelle di soli stranieri, che riportano valori superiori al 20% in tutte le ripartizioni, con il Mezzogiorno che supera il 40%. Per le famiglie miste il valore dell’incidenza è pari a 16,4, in calo rispetto al 2016. 

 Cresce anche la povertà relativa, soprattutto nel Mezzogiorno  

La stima dell’incidenza della povertà relativa (percentuale di famiglie e persone povere) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà), che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese, e nel 2017 è risultata di 1.085,22 euro (+2,2% rispetto al valore della soglia nel 2016, quando era pari a 1.061,35 euro). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore sono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza, che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti. 

L’incidenza della povertà relativa risulta in crescita rispetto al 2016 sia in termini di famiglie (da 10,6% del 2016 a 12,3%) sia di persone (da 14,0% a 15,6%); tale peggioramento è trainato in larga parte dal Mezzogiorno (da 19,7% a 24,7% in termini di famiglie, da 23,5% a 28,2% in termini di individui).  

L’intensità della povertà nel 2017 è pari a 24,1% e corrisponde ad una spesa media equivalente delle famiglie povere di 824,02 euro mensili; nel 2016 era di 803,79 euro (24,3%). 

Per le famiglie che vivono nei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti ma non appartenenti alla Periferia delle aree metropolitane) l’incidenza di povertà relativa, pari a 13,3%, è più elevata sia della media nazionale sia di quella dei comuni Centro di area metropolitana (10,0%).  

Emerge tuttavia una diversa combinazione di fattori sul territorio: al Centro e nel Mezzogiorno si ripropone quanto osservato per l’Italia nel suo complesso, ossia valori più elevati (rispettivamente 9,2% e 25,6% – nei comuni fino a 50mila abitanti contro 5,1% e 23,3% dei comuni Centro dell’area metropolitana); nel Nord, invece, l’incidenza nei comuni Centro dell’area metropolitana (6,9%) è superiore sia a quella dei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti), sia a quella dei comuni Periferia area metropolitana e comuni con 50.001 abitanti e più (entrambe le tipologie con incidenza pari a 5,7%).  

Infine, l’incidenza di povertà relativa è decisamente più elevata nelle famiglie dove sono presenti stranieri: in quelle di soli stranieri è pari a 34,5%, nelle famiglie miste è pari a 23,9% (in miglioramento rispetto al 2016); i valori delle famiglie di soli italiani sono decisamente più contenuti (10,5%), sebbene in aumento sia nel Nord (a 3,5 % da 2,9%) sia nel Mezzogiorno (a 23,5% da 18,3%) 

 

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