Associazione di cultura politica

Rapporto RBM-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata

Rapporto RBM-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata

Lug 23, 2018

Analizzando il trend della spesa sanitaria del nostro Paese, grazie all’approfondito Rapporto RBM-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata, si osserva come la spesa sanitaria pubblica, dopo la brusca contrazione tra il 2013 ed il 2014, sia rimasta sostanzialmente stabile tornando a riallinearsi a valori prossimi a quota 110miliardi di Euro che ne hanno caratterizzato il livello nell’ultimo decennio. Nel contempo la spesa sanitaria privata si è consolidata ormai da più di 7 anni oltre quota30 miliardi di Euro confermandosi come una componente strutturale del modello di accesso alle cure degli Italiani. Tale componente, peraltro, si caratterizza sin dai primi anni del 2000 anche per una dinamica crescente. beneficia di una Forma di Sanità Integrativa poco meno del 20% della popolazione.

In una prospettiva di valutazione dell’efficacia della Sanità Integrativa bisogna rilevare che tali strumenti già oggi sono in grado di garantire un rimborso al cittadino superiore alla metà (il 56%)della sua spesa sanitaria privata. Rimane aperto il problema della loro diffusione a tutti i cittadini e della loro integrazione all’interno del nostro sistema sanitario. Quasi l’80% delle Forme Sanitarie Integrative sono accessibili solo attraverso meccanismi di adesione collettiva. Il residuo 21% invece, quasi totalmente a Polizze Sanitarie Individuali, opera mediante modelli di sottoscrizione individuale che offrono la possibilità di dotarsi di una Forma Sanitaria Integrativa al di fuori di qualsiasi agevolazione fiscale. Appare necessario favorire un percorso evolutivo per le Forme Sanitarie Integrative dalla loro dimensione prevalente di istituto contrattuale e/o di benefit aziendale a presidio aggiuntivo del nostro Sistema di Sicurezza Sociale.

Nell’ultimo decennio, infatti, la spesa sanitaria pubblica in Italia è cresciuta in media dell’1% annuo contro un +3,8% degli altri Paesi dell’Europa a 14.Nel 2016 la spesa sanitaria pubblica in Italia è risultata inferiore del 37% rispetto alla media dei Paesi dell’Europa a 14, la spesa sanitaria privata del 19,5%e quella totale del 33% Il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL dell’Italia, infatti, è sceso dal 7% del 2010 al 6,5% del 2016 a fronte di un trend assolutamente inverso registrato negli altri Paesi dell’Europa a 14 dove il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL nel medesimo periodo è cresciuto dall’8% all’8,3%.

In sintesi nel nostro Paese, diversamente da quanto osservato negli altri Paesi Europei che in massima parte hanno già da tempo reimpostato il proprio sistema sanitario in una logica “multipilastro”, nell’ultimo decennio si è registrato un progressivo arretramento del finanziamento pubblico in sanità che ha richiesto nei fatti ai cittadini ed alle loro famiglie di sopportare direttamente una quota crescente delle proprie spese per accedere alle cure.

In rapporto tra lo stato di salute della popolazione e spesa sanitaria per cittadino, la migliore performance (best performer)risulta essere quella della Provincia Autonoma di Bolzano che registra un indice di buona salute del 8,7/10 a fronte di una spesa pro capite di 2.996,05 Euro. Si posizionano come top performer le Regioni Marche (indice di buona salute 6,8/10 e spesa sanitaria pro capitedi2.325,93 Euro), Veneto (indice di buona salute 6,8/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.537,87Euro) ed Emilia Romagna (indice di buona salute 6,80/10 e spesa sanitaria pro capitedi2.556,21 Euro). Nell’area dei lower performer troviamo, invece, le Regioni Liguria (indice di buona salute 5,1/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.599,88 Euro) e Lazio (indice di buona salute 5,60/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.461,31 Euro). Worst performer, infine, la Campania (indice di buona salute 3/10 e spesa sanitaria pro capite di 1.949,26 Euro) e tutte le altre Regioni del Sud, con la sola esclusione del Molise.

Le attuali difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale sono ascrivibili sostanzialmente a due ordini di problemi. Il primo, di natura finanziaria, che riguarda l’inadeguatezza del finanziamento della spesa sanitaria del nostro Paese; il secondo, di natura demografica e scientifica, attiene all’allungamento della vita media degli Italiani, alla cronicizzazione delle principali patologie “mortali” ed alla velocità dell’innovazione in sanità. La sanità del futuro sarà più costosa (e questo non solo in Italia) perché garantirà una sopravvivenza maggiore e perché dovrà assistere classi di età più anziane. In questa prospettiva non si può né illudersi di poter finanziare più elevati livelli assistenziali in un contesto iso-risorse, né pensare di poter continuare ad iniettare ulteriori risorse pubbliche nel Servizio Sanitario Nazionale, trascurando i vincoli di bilancio che il nostro Paese deve rispettare a livello europeo.

In questa prospettiva la scelta imposta dai fatti è tra il ridurre i Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale, incrementare ulteriormente la compartecipazione della spesa a carico dei cittadini o diversificare le fonti di finanziamento del sistema sanitario attraverso un modello multipilastro. A fronte quindi di una difficoltà oggettiva a mantenere gli attuali livelli di finanziamento pubblico e a chiedere un ulteriore contributo ai cittadini, bisogna anzitutto “ottimizzare” le risorse esistenti, restituendo una dimensione collettiva alla spesa sanitaria privata e recuperando una governance della spesa sanitaria individuale da parte del Servizio Sanitario Nazionale, anche al fine di finalizzare tali risorse a sostegno di una programmazione complessiva. L’avvio di un Secondo Pilastro anche in Sanità ha proprio questo obiettivo. Questa soluzione, del resto, accomuna già  a livello internazionale i principali sistemi sanitari di ispirazione  beveridgiana  (Regno Unito, Spagna e Portogallo), nonché quelli di alcuni grandi Paesi Europei (come la Francia e la Germania) comunque caratterizzati da fondamentali sociali piuttosto solidi.

L’Italia è tra i Paesi OCSE che presentano un’incidenza della spesa sanitaria privata di tasca propria (c.d. “Out of Pocket”) più elevata (Paesi medio-alto spendenti). Tra i Paesi dell’Europa a 14 quote più elevate di spesa sanitaria Out of Pocket si registrano esclusivamente in Grecia e in Portogallo. L’incidenza della spesa sanitaria privata pagata direttamente dalla famiglie, in aggiunta al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta a più di tre volte quella della Francia, a più di due volte quella del Regno Unito e a più di una volta e mezzo quella della Germania. La criticità principale del nostro Paese è che solo il 3,3% della spesa sanitaria totale è assicurata mediante Forme Sanitarie Integrative e questo grava inevitabilmente i redditi delle famiglie degli oneri economici per la cura e l’assistenza privata delle persone, senza alcuna governance e/o strumento perequativo da parte dello Stato. In altri termini, dal momento che l’attuale sistema sanitario del nostro Paese lascia che la soddisfazione di tali bisogni sanitari dipenda esclusivamente alla capacità reddituale di ciascun cittadino, inevitabilmente, unitamente alla crescita delle spesa sanitaria privata non possono che crescere anche le disuguaglianze sociali.

Una evoluzione multipillar del sistema sanitario è già realtà in molti Paesi Europei (si pensi alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Germania e all’Olanda) e ha coinvolto, in ambito OCSE, anche Paesi con sistemi di Welfare, come il nostro, ovvero tradizionalmente incentrati sul principio fondante dell’universalismo (quali la Gran Bretagna, il Canada e l’Australia).In generale, infatti, la copertura di base garantita ai cittadini attraverso il Primo Pilastro (primary, forme sanitarie di base), attuata attraverso sistemi pubblici o sistemi assicurativi privati, copre una serie predefinita (“basket”) di cure ed assistenze con la previsione – nella quasi totalità dei casi – di quote di compartecipazione a carico dei cittadini. Nella maggior parte dei Paesi OCSE, al sistema di tutela sanitaria di base si affianca, su base  “istituzionale” o “volontaria”, un Secondo Pilastro Sanitario aggiuntivo che  ha l’obiettivo – a seconda delle policy di ciascun Paese, di rimborsare i costi sanitari rimasti a carico del cittadino (complementary private health insurance, forme sanitarie complementari),di integrare il basket di prestazioni sanitarie garantite dal Primo Pilastro (integrative private health insurance, forme sanitarie integrative) o di garantire un accesso più rapido alle cure e/o una più ampia scelta tra strutture sanitarie e medici (duplicate private health insurance,forme sanitarie sostitutive).

In Francia, in Belgio ed in Germania il Primo Pilastro Sanitario è affiancato da un diffuso sistema di forme sanitarie complementari finalizzate a neutralizzare gli effetti delle spese sanitarie che incidono direttamente sui redditi delle famiglie. In Olanda, invece, il sistema di tutele di base è integrato attraverso un Secondo Pilastro Sanitario, a gestione assicurativa, che si occupa di garantire la copertura per le spese relative alle spese odontoiatriche ed ai farmaci, nonché ad una serie predefinita di ulteriori prestazioni sanitarie non ricomprese nel perimetro assistenziale primario. In Irlanda, Spagna, Portogallo e Regno Unito, invece, il sistema sanitario pubblico è affiancato da forme sanitarie assicurative che hanno la finalità di garantire ai cittadini un più rapido accesso alle cure, rispetto alle liste di attesa gestite nel sistema pubblico, la possibilità di scelta della struttura sanitaria e dei medici di propria fiducia e il rimborso economico di alcune prestazioni sanitarie esplicitamente non ricomprese nei livelli assistenziali di base. Beneficiano, infatti, di un Secondo Pilastro Sanitario oltre la metà dei cittadini di Francia, Belgio (oltre l’80%), Olanda (l’85%), Canada e Stati Uniti; oltre il 20% dei cittadini di Germania (il 33%, di cui il 23% con funzione complementare e l’11% con funzione), Austria (il 35%), Irlanda (il 44%), Svizzera e Portogallo; ed oltre il 10% dei cittadini di Spagna (il 16%) e Regno Unito (l’11%).

 

Copyright © 2014 ProDemos — All Rights Reserved