Associazione di cultura politica

Sottosegretario Rughetti: “Da aumenti e riforma un punto di Pil”

Sottosegretario Rughetti: “Da aumenti e riforma un punto di Pil”

gen 8, 2018

Vi proponiamo l’intervista del Sottosegretario Rughetti, pubblicata sul Sole24Ore del 2 gennaio, sul tema dell’impatto economico del rinnovo dei contratti e della riforma della Pubblica Amministrazione

«Nella pubblica amministrazione bisogna passare dalla narrazione sui fannulloni alla motivazione di chi merita e può fare carriera, e il rinnovo dei contratti va letto in questa chiave. Tra aumenti delle retribuzioni e riforma a regime, con i tagli ai costi per le imprese, la velocizzazione dei procedimenti e gli investimenti del Pon governance, le novità possono valere un punto di Pil». Dal suo ufficio di sottosegretario alla Funzione pubblica, Angelo Rughetti segue da vicino tutta la partita contrattuale del pubblico impiego, con un occhio di riguardo all’ intesa in arrivo per oltre 400mila persone impiegate nelle forze di sicurezza e nell’ esercito su cui ha la delega specifica.

 

Sottosegretario, il primo tassello rappresentato dall’ intesa su ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non rischia di rappresentare un passo falso in questa direzione? I fondi sono stati concentrati sullo stipendio fisso, con gli aumenti lineari, e per gli incentivi alla produttività le risorse sono poche.

 

Si tratta del primo contratto dopo otto anni, ed è normale che i sindacati chiedessero di premere sul tabellare per recuperare potere d’ acquisto. La produttività, però, va legata ai livelli di servizio, e questo aspetto avrà un peso maggiore in comparti come gli enti territoriali o la sanità, con i quali i cittadini hanno un rapporto più diretto. Nei primi mesi dell’ anno definiremo, insieme a regioni ed enti locali, gli «obiettivi della Repubblica», che riguarderanno parametri come tempi di pagamento ai fornitori, velocità delle procedure e così via. Per il comparto sicurezza, poi, la dote per i «servizi operativi» serve esattamente a questo.

 

Ma la riforma Brunetta, inattuata, chiedeva di destinare alla produttività più del 50% degli integrativi, per finanziare il “merito”. Si sta tornando indietro?

 

Ma noi abbiamo mantenuto quel criterio, e con il contratto identifichiamo che cosa significa “produttività”. In questo ambito rientrano per esempio anche le indennità di turno, perché se si tiene attivo un ufficio per un numero di ore più ampio si aumenta la “produttività” del servizio.

 

Nel nuovo contratto, anche i «criteri generali» per la valutazione del personale rientrano negli ambiti di confronto con il sindacato, che recupera spazio rispetto alle vecchie regole. Siamo certi che questo aiuterà a superare l’ egualitarismo e le carriere schiacciate che caratterizzano la Pa?

 

Dall’ accordo del 30 novembre 2016, il buon lavoro fatto con i sindacati si basa su un atto di reciproca fiducia. Abbiamo chiesto di condividere il fatto che gli impiegati pubblici sono tutti dipendenti della Repubblica, ma non sono tutti uguali sul piano dei risultati; e in cambio ci siamo detti disponibili a recuperare parti di concertazione che si erano perse. Ricordiamoci che abbiamo preso una Pa senza stimoli, rappresentata solo come uno spreco (e mi dispiace che questa narrazione sia arrivata non solo dalla destra, ma anche da persone che stimo come Carlo Cottarelli e Roberto Perotti), e stiamo superando uno stallo che è costato in termini di posti di lavoro e di competitività del Paese.

 

Resta il tassello mancante della dirigenza, a cui toccherebbe il primo compito di valutare e di essere valutata. Il contratto può recuperare qualcosa?

 

Sulla parte economica senza dubbio sì, accentuando i principi previsti nella riforma che prospettavano una retribuzione collegata sempre più alle funzioni e sempre meno all’ anzianità. Su selezione e affidamento degli incarichi, invece, serve un intervento sulle regole: e la prossima legislatura non potrà ignorare il tema

 

 

Gianni Trovati

Copyright © 2014 ProDemos — All Rights Reserved